PARKOURGENERATION second challenge UISP: un modello di competizione alternativa
Sabato 18 aprile si è tenuto a Modena, organizzato da UISP, l’evento CiMe Jam , parte del progetto Immagina Città Meticce. Durante il pomeriggio si è svolta la ParkourGeneration Second Challenge UISP, a cura di MOTA A.S.D.
Si è trattato di un evento di competizione alternativa applicata al parkour, durante il quale i partecipanti hanno avuto modo di divertirsi insieme attraverso il movimento in un contesto attento al benessere di ciascuno. Inoltre, dopo la challenge, i praticanti di parkour hanno avuto la possibilità di saltare liberamente in un allenamento aperto a tutti.
La challenge si svolge all’interno di un campo attrezzato con diverse tipologie di ostacoli che i giocatori possono utilizzare come meglio credono. I partecipanti sono suddivisi in quattro squadre iniziali, a ciascuna delle quali è assegnato un colore. Ogni giocatore ha in mano un triangolo di plastica del colore della propria squadra. L’obiettivo di ciascuno è sottrarre dalle mani degli avversari i rispettivi triangoli. Ogni volta che qualcuno è derubato del proprio triangolo, abbandona la squadra di partenza ed entra a far parte della squadra del giocatore che ha compiuto il furto, ottenendo un triangolo del nuovo colore da un apposito punto di rifornimento. Il gioco finisce quando tutti i giocatori fanno parte della stessa squadra.
Perdere può essere l’unico modo per vincere? Il modello di competizione alternativa
Attraverso questo gioco abbiamo cercato di superare quello schema competitivo standard che prevede un vincitore e numerosi sconfitti, adottando un sistema in cui invece le partite si concludono con la vittoria di tutti i giocatori. Perdere durante il gioco può paradossalmente diventare l’unica maniera per vincere alla fine, poiché la sconfitta è solo momentanea e rappresenta un nuovo inizio: l’uscita da una squadra coincide con l’ingresso in un’altra, e la progressiva scomparsa delle squadre scandisce il graduale avvicinarsi a una vittoria comune.
Lasciare ciò che ci caratterizza: il cambiamento di identità nella challenge
Il gioco proposto inoltre può essere il punto di partenza per una riflessione profonda sul carattere problematico del concetto di identità.
Nella challenge, l’appartenenza a una squadra non è una caratteristica intrinseca del giocatore, ma è un aspetto che può mutare anche più volte durante la partita. Allo stesso modo, la nostra identità non è qualcosa di immutabile, ma è una costruzione che può essere distrutta e creata nuovamente. Non ha senso dunque giudicare il prossimo sulla base di differenze di cultura, colore della pelle, origine, genere; poiché questi elementi, caratteristici di ciò che chiamiamo identità, sono esclusivamente un involucro che nasconde la vera essenza che accomuna tutte le persone: siamo tutti esseri umani.
Il nostro messaggio per voi
Chiedendo l’opinione dei giocatori abbiamo ricevuto numerosi feedback positivi: tutti i partecipanti hanno trovato questa esperienza innovativa e si sono divertiti.
Siamo molto soddisfatti dall’esito della giornata e siamo altrettanto interessati a continuare a proporre nuovi modi per entrare in relazione con il prossimo attraverso il movimento. Vogliamo continuare a portare avanti queste iniziative perché in MOTA crediamo che il benessere fisico e psicologico degli individui debba sempre essere una priorità, e siamo convinti di poterla rispettare attraverso la creazione di contesti di crescita, lontani da giudizi innecessari, carichi eccessivi di stress e malessere.
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Per concludere ci teniamo a riportare le parole di Federico Sghedoni, Presidente di MOTA A.S.D.
Avevamo quattro identità. Come avete visto, le identità possono cambiare. Siamo diventati bianchi, siamo diventati azzurri, siamo diventati gialli. Le identità sono qualcosa che si costruisce, non qualcosa di stabile e di immutabile.
Vi voglio ricordare che l’unico colore importante è il rosso del nostro sangue, perché tutti gli esseri umani sono uguali: hanno lo stesso colore del sangue. Ogni differenza esteriore può mutare, può cambiare: non è qualcosa su cui noi possiamo basare il giudizio su una persona.
Quindi oggi avete portato a casa due concetti: che si può gareggiare anche senza avere per forza un primo, un secondo e un terzo; e che le identità delle persone sono cose che possono cambiare, e noi possiamo tranquillamente accettarle perché ognuno di noi è in primis un essere umano. Grazie per aver partecipato.
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